Vecchi telai, parafanghi bianchi e tasse: una collezione di biciclette

[English version here]

Ogni anno a Natale, quando sono di ritorno in Italia, mi ritrovo con i miei vecchi amici delle superiori per una ‘magnassa’ delle specialità della nostra città (tortelli verdi, tortelli di zucca, cappelletti alla panna, cappelletti in brodo, arrosto con patate, Zuppa Inglese e, naturalmente, Parmigiano-Reggiano) gentilmente e magnificamente preparate dalla Signora Luisa (la mamma di uno di noi). E’ sempre una serata molto piacevole, ed ogni anno tutto sembra incredibilmente più buono dell’anno prima….

L’anno scorso, alla fine della nostra serata, il marito della Signora Luisa, il Signor Sergio, ci ha chiesto di seguirlo perché aveva qualche cosa di speciale da mostrarci, aggiungendo che suo figlio in genere non ne era molto interessato… Giù in cantina c’erano due bellissime biciclette degli anni trenta. Una prodotta a Milano, e l’altra nella nostra città Reggio Emilia.  Ero contentissimo, feci qualche foto e anche un tweet celebrativo…

 

…quando il Signor Sergio ci disse che di biciclette così ne aveva altre, gli chiese di poter tornare un giorno per fotografarle e per ascoltare le loro storie. Quel giorno è finalmente arrivato un mese fa circa, ed è di questo che vi voglio parlare in questo post.

Ho incontrato il Signor Sergio in una mattinata piuttosto grigia, ed ho passato più di due ore con lui, chiaccherando a proposito delle sue biciclette e facendo fotografie. Le ha tirate fuori dal garage una per volta e poi riposte una volta terminate le foto, per poi riprenderne un’altra. Qui, vi mosto le undici biciclette della sua collezione, nello stesso ordine in cui mi sono state mostrate e, quando possibile, vi dirò qualche cosa della loro storia, e anche qualche cosa di più.

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Qui sopra la prima bicicletta. Uno splendido esemplare di Bianchi Real, circa 1935/1937, costruita a Milano, e chiamata Real in onore del Re Vittorio Emanuele III.

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Tutti i pezzi della bicicletta sono orginali, come il fanale sopra, e il campanello, qui sotto…

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…e la bici è stata sicuramente restaurata con grande cura e dedizione….

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Ora, un’altra Bianchi, stesso modello, e stessa età (intorno al 1935/37), ma questa volta in un bellissimo grigio…

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La maggior parte delle bici da città di Bianchi erano nere, come quella precedente, mentre il colore di quelle da corsa era il famoso Bianchi Celeste, poche erano vendute grigie. Ed io personalmente la preferisco in questo colore. Questa bici non ha tutti i pezzi originali come la precedente. La sella, per esempio, è nuova dato che l’originale era distrutta e non poteva essere restaurata.  Questo non toglie alla bellezza del modello…

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…con le manopole di osso, e le pedivelle originali con protezioni di gomma.

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Il Signor Sergio è particolarmente orgoglioso delle sue due Bianchi Real ma vorrebbe veramente aggiungere una Bianchi Imperiale alla sua collezione. Quel modello per ora gli è sfuggito.

C’è qualche cosa che accomuna la Bianchi Imperiale e la Taurus Lantal, la terza bicicletta della collezione del Signor Sergio: il fatto che il sistema frenante (le bacchette) siano dentro il telaio…

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…e potete vedere un dettaglio dei freni nella foto qui sotto

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Questa bicicletta è dei primi anni quaranta, e la sella, i cerchi e le gomme non sono quelli originali (che non erano in condizione da poter essere restaurati).  Come nel caso delle Bianchi, la maggior parte delle Taurus erano nere, e questa bici grigia è abbastanza rara. La Taurus, fondata nel 1908, sempre a Milano, è da tempo una concorrente diretta di Bianchi, fondata nel 1885, ma non ha mai raggiunto la stessa popolarità.

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Le loro biciclette sono magnifiche comunque….

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La prossima bici è una delle mie preferite di questa collezione, e una delle due che ci erano state mostrate in anteprima lo scorso Natale. E’ un modello di Pecorari, un artigiano reggiano di biciclette.

Per questa bici abbiamo un elemento in più per stabilire l’anno di fabbricazione senza doverla smontare tutta. Essa riporta infatti la fascetta metallica con la data del pagamento della tassa di circolazione per velocipedi, 1935.

Non sapevo che le bici fossero tassate in Italia, così ho fatto un po’ di ricerca. La tassa di circolazione e il numero identificativo (una targa?) furono introdotti nel 1898 con il Regio Decreto n. 318 (22/07/1897). Il primo ammontare della tassa fu di 10 Lire.  La tassa fu poi modificata in varie occasioni (1907, 1926, e nel 1931 fu indicata tra le tasse locali, di responsabilita’ delle amministrazioni periferiche). Fu poi abolita alla fine del 1938 (Regio Decreto n. 1937 24/11/1938) ma, come saprete, e come succede in tanti paesi, ogni tanto qualcheduno la ripropone.

Parlero ancora del 1938 in un attimo. Ma lasciatemi ritornare alla bicicletta, che è veramente molto bella. Pecorari construiva biciclette negli anni trenta ispirandosi ai telai della fabbrica milanese di Umberto Dei (fondata nel 1986 e ancora esistente, e potrete vedere alcune delle loro creazioni un po’ più sotto). Non ho trovato molte informazioni su Pecorari online, così se qualcuno ha qualche informazione sulla storia di questo artigiano per favore fatemelo sapere.

Il concetto di bici leggere non era ancora molto alla moda negli anni trenta, ed era abbastanza tipico dei piccoli laboratori di bici delle città piu’ piccole (e saprete che l’Emilia Romagna non solo ha una lunga tradizione di ciclabilita’ urbana ma anche di creazione di biciclette) di prendere ispirazione dalle bici delle piu’ grandi case milanesi. I piccoli artigiani però, per differenziare il proprio prodotto e renderlo più appetibile, lo construivano spesso piu’ robusto, con il risultato di una bicicletta considerevolmente più pesante dell’originale.

Ma torno alla bicicletta ora, che ha ancora l’antifurto originale…

…e il porta giornale nella foto sotto fu aggiunto qualche anno dopo, e l’ho anche visto sull’unica altra bicicletta Pecorari che ho trovato online, a me piace particolarmente…

Avrete notato che una metà del parafando posteriore è dipinta di bianco.

Avevo visto parafanghi simile su delle vecchie bici inglesi Raleigh ma non avevo mai pensato che fosse qualche cosa di più di un semplice dettaglio estetico. Però il Signor Sergio mi ha parlato di una legge durante la guerra. Così ho cercato e letto qualche documento, ed ho scoperto alcune cose interessanti. Molti pensano che l’obbligo di circolazione con un parafango bianco sia stato introdotto nel 1940 tra le varie misure parte dell’ ‘oscuramento’ quando, tra le varie iniziative, l’illuminazione stradale veniva lasciata spenta di notte per non facilitate il compito agli aerei nemici. Nel 1943 poi, fu introdotto il coprifuoco, e la bicicletta divenne ancora di più un mezzo importantissimo per i partigiani per muoversi di notte.

Una lettura di qualche documento, vecchie versioni del codice della strada e pubblicazioni parlamentari mi hanno permesso di scoprire che l’iniziativa fu invece introdotta un po’ prima, ma non troppo, del 1940. In una interessante intervento alla Camera il giorno 8 Marzo 1938, durante una discussione sul bilancio del Ministero dei Lavori Pubblici, il deputato bresciano Italo Bonardi, che appare come un tenace sostenitore della causa ciclistica, propone il parafango posteriore bianco (e/o l’utilizzazione catarifragenti rossi) come misura a basso costo per aumentare la visibilita’ delle biciclette durante la notte e, soprattutto, come alternativa al ben più costoso fanale rosso. L’onorevole Bonardi ricordava ai suoi colleghi infatti che la bicicletta era un mezzo importantissimo per le classi meno abbiente per raggiungere il posto di lavoro, e come un fanale rosso (che era obbligatorio come da Articolo 50 del CdS, ma apparentemente non molto diffuso…) potesse costare l’equivalente della metà del prezzo della bicicletta stessa. L’idea del parafango bianco venne a Bonardi dall’Inghilterra (“che ha il doppio di biciclette che noi”, aggiunse l’onorevole durante il suo intervento).

Beh, sembra che Bonardi abbia poi avuto successo nella sua opera di convincimento dato che il parafango bianco fu introdotto insieme all’obbligo di catarifrangenti rossi con il Regio Decreto 22 Dicembre 1938 n. 2139, poi convertito con la Legge 29 Maggio 1939 n. 921. In Inghilterra, dove il Signor Bonardi trasse ispirazione per il parafango bianco, una simile legge entrò in vigore nel 1934, e nei Paesi Bassi nel 1931 (fonte: questo pezzo interessantissimo a proposito di ‘visibilità‘ nel blog ‘As Easy as Riding a Bike’). Non so se Bonardi fosse a conoscenza della norma dei parafanghi bianchi nei Paesi Bassi, ma nel suo intervento li cita spesso come esempio di migliore situazione per le biciclette (ed era il 1938…). Non ho ancora trovato quando la norma fu abrogata in Italia (e in Inghilterra), e se qualcuno ne è a conoscenza vi prego di farmelo sapere. 

La bici Pecorari originale aveva il parafango bianco, ma la tassa riporta la data del 1935, quindi siamo in po’ meno sicuri della sua precisa data di fabbricazione; è bellissima lo stesso, e la firma sul telaio qui sotto è decisamente molto elegante…

Ora spostiamoci dal creatore di biciclette da cui Pecorari si ispirò, Umberto Dei, sempre da Milano (il marchio, fondato nel 1896, ancora esiste ed è parte del Gruppo Atala, a sua volta fondato nel 1907).

Il modello qui sopra è una Dei versione estiva, un po’ piu’ giovane delle bici precedenti (fu costruita nel 1952), il colore è originale, e piuttosto raro dato che la maggior parte delle Dei erano nere o color champagne. La sella non è originale, cosi’ come le pedivelle, ma il resto si’.

Ci sono alcune peculiarita’ delle bici Dei, che non furono copiate da Pecorari (forse non volevano fare biciclette troppo simili). La prima sono i parafanghi…

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…che a mio avviso aggiungono un tocco di eleganza ad una bici gia’ di per se piuttosto elegante. Ma i parafanghi non sono la sola cosa. La parte interna dei cerchi era infatti dipinta dello stesso colore del telaio.

ancora un tocco di classe, e lo stesso vale per il resto della bici…

che ancora ha la chisura anti ladro originale…

La prossima bicicletta è ancora una Dei e più o meno dello stesso anno della precedente, 1952, ma è un modello da donna che ho scoperto valere meno sul mercato delle bici antiche di quelle da uomo. A me personalmente le bici da donne piacciono molto e le trovo molto pratiche in città per scendere e salire facilmente (e nonostante innumerevoli tentativi non sono mai riuscito a padroneggiare la ‘salita alla bersagliera’).

La bici era nera in origine ma è stata poi ridipinta in grigio durante il restauro. Tutto è orginale, con l’eccezione della sella e la retina di protezione per la gonna. Sicuramente riconoscete gli elegantissimi parafanghi…

…e mi piace molto la piccola porticina per oliare la catena senza dover smontare la protezione (che è presente in molte altre delle bici che vi ho mostrato qui).

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Ora torniamo indietro agli anni quaranta (anche se il Signor Sergio non è sicurissimo dell’anno per questa bicicletta) con un’altra bici Umberto Dei, questa volta nera.

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Bellissima come le precedenti, con gli stessi parafanghi speciali…

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Questo particolare modello ha il catarifragente posteriore originale (e tutto il resto è orginale con l’eccezione della sella, questo è uno dei pochi modelli che il Signor Sergio ha comprato già restaurato).

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…e naturalmente ritroviamo il colore dei cerchi assortito al telaio…

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La prossima bici è sicuramente meno ‘aristocratica’ delle altre che vi ho mostrato, ma ha un grande valore sentimentale per il Signor Sergio.

P1030572.JPGUna bici da donna marca Paff (fabbrica di Marostica, ma che non esiste più). L’anno è il 1955/56 e questa bella bici era della suocera del Signor Sergio e venita usata per andare al lavoro (la signora lavorava in un negozio che vendeva legna). Aveva smesso di utilizzarla ad un certo punto, e la bici rimase nel suo garage per qualche anno in cattive condizioni. Aveva spesso chiesto al suo genero che gliela restaurasse, ma in qualche modo, per varie ragioni (il signor Sergio non era troppo interessato alle vecchie bici a quel tempo e non pensava ne valesse la pena) questo non avvenne. Dopo la morte della suocera, anche se in ritardo, il Signor Sergio ha pensato che fosse un bel gesto riportare questa bici alla sua gloria passata. Non è stato facile occuparsi di questa bicicletta perche alcuni restauratori non erano molto interessati, ma uno fu trovato finalmente e il risultato è ottimo, e sicuramente tipico delle tante vecchie semplici pratiche e belle biciclette che si possono vedere nella nostra citta’.

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Mi piace molto la combinazione del grigio e blu per i vari elementi del telaio

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e anche il logo originale di Paff.

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Ritorniamo ora nel territorio di Umberto Dei, per una bici ancora più giovane. Siamo alla fine degli anni sessanta, primissimi anni settanta possibilmente. Questo è un modello conservato, non restaurato. Con l’eccezione del fanalino posteriore, tutti i pezzi sono orginali.

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Questa è la bicicletta che il Signor Sergio usa di più oggigiorno, lungo le piste ciclabili della nostra città e per raggiungere il Centro Storico.

Dice che si pedala magnificamente, senza grandi sforzi, quasi come una bici ad assistenza elettrica…

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Le manopole sono originali ma di plastica non più di osso, e mi piace molto la firma dell’artigiano sul parafango…

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e sui pedali….

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…e anche sull’antifurto…

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Anche la prossima bicicletta è una creazione di Umberto Dei, più o meno lo stesso anno di fabbricazione, ma una magnifica versione da donna, in champagne, che era un colore molto popolare…  

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…questo modello ha tutte le caratteristiche tipiche delle bici Dei,

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e come la precedente bici è un modello conservato, piuttosto bene direi. Era di proprietà di una signora che sicuramente aveva trattato questa bicicletta molto bene…

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…e sicuramente era anche molto amata dai propri familiari, i quali non riuscivano a trattenere la tristezza guardando la bicicletta, e così hanno deciso fosse più opportuno venderla. La bici porta ancora i segni dei tacchi della sua proprietaria sul telaio…

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La prossima bicicletta (l’ultima che vi mostro in questo post) è ancora un modello da donna di Umberto Dei, approssimativamente degli stessi anni della precedente, ed è la preferita della Signora Luisa, che dice che si pedala magnificamente…

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La retina di protezione per la gonna non è originale, ma tutto il resto sì. La bicicletta apparteneva ad una parente del Signor Bolondi, un artigiano locale di biciclette, che ha splendidamente restaurato alcune delle bici che vi ho mostrato in questo post.

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I classici parafanghi di Umberto Dei sono qui sopra così come la firma piazzata su tanti elementi strategici della bici…

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Ok, sono alla fine del mio post. Ma il Signor Sergio ha già aggiunto qualche pezzo alla sua collezione, quindi parlerò ancora delle sue biciclette.

Grazie per essere arrivati così lontano con me. Sia io che il Signor Sergio non siamo grandi esperi di vecchie bici, quindi vi prego di correggermi se ho detto qualche cosa che non va. E se avete domande o commenti, per favore non esitate ad aggiungerli qui sotto.

Alberto

28 November 2018

Tutte le opinioni espresse in questo scritto sono mie e non ho ricevuto nessuno tipo di incentivo da nessuna della persone, ditte o organizzazioni citate nel testo.

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